Bernard Blier, un attore dalla spiccata genialità e umanità

Bernard Blier moriva il 29 marzo 1989 a Saint Cloud, nella periferia di Parigi. La morte dell’attore venne annunciata dal figlio, anch’egli attore e regista, da Bertrand Blier.

I suoi ultimi film sono stati “Una botta di vita” con Alberto Sordi e “Mangeclous” di Moshe Mizrahi.

Il suo talento e il suo successo vennero predetti dal grande Louis Jouvet, di cui Blier aveva seguito le lezioni al Conservatorio nel ruolo di uditore, non essendo stato ammesso per ben tre volte. Un avvenimento alquanto strano, data la sua ammirabile carriera cinematografica, iniziata nel 1937 dopo aver recitato per un breve periodo a teatro.

Il suo primo film fu “Trois, six, neuf” di Raymond Rouleau, seguito dopo breve tempo da ben altri 5 film, come ad esempio “Il caso del giurato Morestan” di Yves Allegret. Un esordio spettacolare che segnò l’ inizio di carriera più che prolifica, che vanta oltre 150 performance. Risalenti ai primi anni di attività di Blier sono i gloriosi “Ragazze folli” di Allegre, “Albergo Nord” e “Alba tragica” di Marcel Carné.

Una breve battuta d’arresto alla sua carriere venne causata dallo scoppio della guerra, nella quale l’attore fu coinvolto direttamente dall’evasione da un campo di prigionia tedesco.

Questa traumatica esperienza non gli fece perdere la voglia di recitare, e infatti, rientrato a Parigi, Blier tornò subito al cinema con Christian-Jacque. Nel 1947 arriva, grazie a Clouzot, uno dei primi ruoli da protagonista, nei panni del marito geloso in “Legittima difesa”. Questo tipo di personaggi, vittime della giustizia o del caso, divennero ben presto la principale occupazione di Bernard Blier, insieme ai ruoli di poliziotti o mascalzoni troppo eroici, preti e magistrati, operai o professionisti.
Tutti questi accomunati dall’aria buffa, impacciata e riservata, che Blier rendeva al meglio anche grazie alle sue caratteristiche fisiche. Il suo grande genio, infatti, non era corrisposto da un altrettanto grande bellezza, che non gli permise di interpretare il ruolo di rubacuori.

Blier ha senza ombra di dubbio significato molto per il cinema francese ed europeo, ma anche per quello italiano è stato fondamentale. Blier si è conquistato il rispetto e l’amicizia dei più grandi registi italiani, portandolo a far parte di moltissimi cast di film cult per il mondo dello spettacolo del Belpaese.

Godette dell’affetto e dell’amicizia di Monicelli, che lo considerava un grande interprete e un amico divertente. Lo volle con sé in “La grande guerra a Compagni”, i vari “Amici miei” e “Speriamo che sia femmina”, per la sua bravura ma anche per la sua forte umanità. Lavorò molto anche con Visconti, ad esempio in “Lo straniero”, e con Ettore Scola, in “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’ amico misteriosamente scomparso in Africa?” e “Passione d’ amore”.

A portare avanti la sua eredità è stato il figlio Bertrand, anche lui attivo nel mondo dello spettacolo e della cinematografia, di cui l’attore parlava con un orgoglio brusco e discreto.

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