Le Zingarate di Amici Miei nel Chianti

Ecco, questo vuol dire essere zingariquesta è la zingarata: una partenza senza meta, né scopi.

Anche se i vari Mascetti (Ugo Tognazzi), Sassaroli (Adolfo Celi), Perozzi (Philippe Noiret), Necchi (Duilio Del Prete, poi Renzo Montagnani) e Melandri (Gastone Moschin) il Chianti Fiorentino non ha mai dimenticato quelle divertentissime scene.

ATTO I

Siamo nel 1975 e l’inno ufficiale del gruppo, l’aria “Bella figlia dell’amore, schiavo son dei vezzi tuoi”, esordisce lungo la via Imprunetana per Pozzolatico. Di fronte alla cinquecentesca Villa Parenti, nella frazione di Monte Oriolo, Mascetti vuole avvertire l’amante Titti che quel giorno non si potranno vedere.

In macchina a Monte Orilo Impruneta

Appena scorge il posto telefonico pubblico del locale ufficio postale, esclama: “Ferma, ferma, c’è un telefono!”. Melandri in un primo momento inchioda la macchina, poi, ritornato in sè – “O che uno zingaro telefona?” -, prosegue per la discesa che oltre Monte Oriolo incontra la chiesa di Nizzano e sbocca, dopo la salita di San Carlo, nella piazza di Impruneta.

A Monte Oriolo Impruneta

O almeno dovrebbe. Ma il Chianti di Monicelli è frutto di una fantasia anarchica e zuzzurellona o forse hanno semplicemente cambiato strada: li ritroviamo oltre Strada in Chianti, al bivio tra la Chiantigiana per Chiocchio e la deviazione a sinistra per Cintoia e La Panca, che Melandri imbocca. E Mascetti: “Ma dove vai?”, “Ho svoltato a sinistra”, “Ma che c’è a sinistra?”, “So ‘na sega. Lo zingaro, quando gli gira, gira”.

Al bivio di Chiocchio

Alla fine del film, poi, i cinque fanno credere a Righi (Bernard Blier), un pensionato cliente del bar di Necchi, di essere i componenti di una banda di trafficanti di droga in lotta con i Marsigliesi, con tanto di inseguimento “all’americana” condotto nei pressi di Firenze con un rapido passaggio notturno dal Ponte degli Scopeti al bivio con la Cassia, a bordo peraltro di una Oldsmobile del 1959 che Mascetti ha rimediato da un ortolano di Candeli (Bagno a Ripoli). Candeli, dove, a quanto ci risulta, un ortolano vero e proprio non c’è mai stato.

Ponte degli Scopeti tra San Casciano e Impruneta

Il cerchio delle vicende quindi si apre e si chiude nel Chianti fiorentino e con esso si precisa definitivamente la filosofia della zingarata: “Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio. Come l’amore: nasce quando nasce e, quando non c’è più, è inutile insistere. Non c’è più”.

ATTO II

In “Amici miei II” (1982), Mascetti si invaghisce di una contorsionista, con cui ha una lunga storia che si conclude grottescamente, lasciandolo in un mare di debiti. Si rivolge così allo strozzino Savino Capogreco (Paolo Stoppa), il quale, mentre sta andando a mangiare insieme agli altri in una trattoria fuori porta, non intende rispettare l’impegno assunto con Mascetti di strappare le sue cambiali: Capogreco viene subito costretto a scendere dalla vettura. Poco male: ne approfitterà per andare d’intestino.

Teatro naturale della scena è il cancello d’ingresso della Villa Corsini, famiglia patrizia fiorentina originaria di Poggibonsi di stirpe duecentesca, in località Le Corti, ad un paio di chilometri da San Casciano in direzione Mercatale.

Tondo delle Corti

Lo strozzino si inoltra nel giardino e Necchi lo raggiunge di soppiatto alle spalle, impugnando un badile gli sottrae il prodotto dell’evacuazione e lo getta qualche metro più in là. Immediata inversione di marcia e via verso Firenze: un manifesto della Sagra del cencio di Mercatale occhieggia su un muro, rivelando allo spettatore attento un indizio sui luoghi dell’azione.

Tondo delle Corti

Il bello della zingarata (nel Chianti) è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio… come l’amore. Nasce quando nasce e quando non c’è più è inutile insistere. Non c”è più!

www.barnecchi.it

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