Ugo Tognazzi, il mattatore della Commedia all’italiana

Nato a Cremona il 23 marzo del 1922, Ugo Tognazzi è un regista, comico e sceneggiatore italiano nonché uno dei più iconici attori del cinema italiano di tutti i tempi.

Tognazzi è impegnato in rappresentazioni teatrali fin dalla tenera età, principalmente organizzati per beneficenza. Questo suo impegno continua anche successivamente quando recita presso il Dopolavoro con una compagnia locale. Durante la guerra venne reclutato nella Marina e stanziato a La Spezia, qui intrattiene i compagni soldati con spettacoli, barzellette e imitazioni.

Dopo aver deciso che questo sarebbe stato il suo percorso, ritorna prima a Cremona per poi trasferirsi a Milano. Nel 1945 vince un concorso per dilettanti e si conquista un contratto con una compagnia di giro; grazie a questa esperienza, il nome di Tognazzi inizia ad essere conosciuto.

Viene notato da Wanda Osiris che gli offre un contratto. Tognazzi accetta e recide il precedente contratto pagando una sostanziosa penale. Le cose non vanno per il meglio e la compagnia della Osiris si scioglie, lasciando Tognazzi senza impego. Ugo non demorde nonostante la delusione e inizia a lavorare per la compagnia di Erika Sandri, grazie alla quale gira tutto il Belpaese.

Da quel momento la carriera di Tognazzi a teatro diviene inarrestabile, collezionando successi uno dopo l’altro. Recita in “Bocca baciata”, in “Cento di queste donne” e “Febbre azzurra” accanto a Macario, e in tanti altri spettacoli acclamatissimi.

Nel 1950 esordisce al cinema recitando in “I cadetti di Guascona” di Mario Mattoli. In questo periodo, Tognazzi si divide fra cinema e teatro, mantenendo un ritmo a dir poco frenetico. Conferma il suo successo televisivo con il varietà “Un, due, tre”, affiancato da Raimondo Vianello.

Per quanto riguarda il mondo del teatro nel 1956, assieme ad Agus e Zoppelli, fonda una propria compagnia e porta nei teatri di tutta Italia varie opere, tra cui: “Il fidanzato di tutte”, “Papà mio marito” e “L’uomo della grondaia”. Esordisce come regista, poi, la vera svolta arriva con “Il federale” di Luciano Salce (1961), dove veste i panni del graduato delle brigate nere Primo Arcovazzi, con una performance fra le più riuscite di Tognazzi. In questo periodo, Tognazzi è coinvolto in alcune collaborazioni di successo come “La voglia matta” e “Le ore dell’amore” sempre di Salce ne “La marcia su Roma” di Dino Risi.

Al fianco di Marco Ferreri, Tognazzi scopre la sua vera personalità come attore, che viene esaltata al meglio in opere molto discusse come, ad esempio, “Una storia moderna: l’ape regina”, “La donna scimmia”, “Controsesso” e “Marcia Nuziale”.

Ugo Tognazzi è quello che si suol dire “mattatore”, tanto è vero che il termine venne utilizzato prettamente per lui e pochi altri suoi colleghi ed amici, accomunati dal modo di dominare la scena. Altri grandi mattatori sono sicuramente Gassman, Sordi, Mastroianni e Manfredi.

Il personaggio di Tognazzi resterà immortale grazie al suo carattere e alle sue interpretazioni di personaggi mastodontici del cinema italiano. Vinse premi prestigiosi come la Palma d’Oro a Cannes, per “La tragedia di un uomo ridicolo” di Bernardo Bertolucci. Ma nella memoria degli appassionati resterà sempre il burlone e geniale Conte Mascetti della trilogia di “Amici Miei”.

La sua vita e carriera fu certamente costellata di alti e bassi, ma la sua grandezza sta proprio nel superarli brillantemente e rialzarsi. Inseguì più volte idee discutibili, ma è questo che delinea il suo spirito libero, caratterizzato da quella vena malinconica e di disagio, che nei casi più estremi lo portarono anche alla depressione.  Rivendicava con orgoglio il “diritto alla cazzata” con esplicito carattere provocatorio, come quando nel ’79, nel pieno degli “anni di piombo” fu complice della rivista “Il Male” che lo indicava su falsi quotidiani come il capo delle Brigate Rosse.  

Fu un buongustaio e (falso) grande cuoco, coinvolto a pieno nelle passioni della vita, strettamente legato al sentimento dell’amicizia e alla passione amorosa, nonché padre affettuoso. Dal punto di vista della carriera artistica, poi, non c’è bisogno nemmeno di dirlo.

Fu molto probabilmente il più grande tra i grandi della commedia italiana: il più duttile, il più empatico, il più attento alla tecnica fino a risultare quasi “pesante”, dal carattere stanislavskijano nella fase di elaborazione e sviluppo dei propri personaggi, sempre fuori dall’ordinario e distinti come stelle nel buio di una notte senza luna.

Aspettiamo “con ardore” il 2022 per celebrare tutti insieme i 100 anni della nascita del grande UGO!

www.barnecchi.it

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